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Comandante

Salvatore Todaro comanda il sommergibile Cappellini alla sua maniera: prua rinforzata con acciaio per improbabili speronamenti, equipaggio armato di pugnale per impossibili corpo a corpo, botte di cannone sparate in emersione per guardare
ad occhio nudo le navi colpite incendiarsi ed affondare lentamente.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’ottobre del 1940, mentre perlustra l’Atlantico in cerca del nemico, si imbatte nel Kabalo, un mercantile armato belga.
Il Belgio è una nazione neutrale però il battello naviga a luci spente e trasporta aerei inglesi.
Scoppia una battaglia in cui Todaro perde un uomo valoroso e affonda il mercantile senza pietà.
Non è però l’affondamento che fa di lui un eroe consegnato alla memoria eterna.
Piuttosto, è il salvataggio dei 26 naufraghi, effettuato navigando in emersione per 4 giorni e 4 notti mettendo a repentaglio la sua vita e quella dei suoi uomini, a renderlo una leggenda che ancora oggi gli uomini di mare di tutto il mondo si passano di bocca in bocca.
Il capitano del Kabalo, congedandosi da lui, gli chiede perché si sia esposto ad un tale rischio per loro che al suo posto non lo avrebbero mai fatto. Todaro risponde: “noi siamo italiani”.